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Filed Under (Politica) by alex on 23-09-2007

Antonio Polito afferma che è impossibile che venga attuato il programma presentato agli elettori. In pratica ridacchia in faccia agli elettori del suo stesso schieramento!…
E poi ci si chiede perchè la gente è stufa di questa casta politica!


Comments

funicelli on 23 Settembre, 2007 at 10:34 #

E alla domanda di Travaglio “perchè allora ha votato quel progrmma”, si è dovuto arrampicare sugli specchi, dicendo che aveva già in altre sedi spiegato i suoi motivi …
I riformisti de noantri.
Aldo


Elfo Bruno on 23 Settembre, 2007 at 11:12 #

Se io li chiamo “i farabutti” un motivo ci sarà…


meslier on 23 Settembre, 2007 at 11:40 #

E’ questo il riformismo? Un altro “riformista”, Vannino Chiti, disse: “Il programma non è il vangelo”. Bene. E allora perché lo avete presentato? Solo per prendere in giro? Notate poi la finezza laica del riferimento al vangelo. Da quando hanno deciso di fare il partito con la Binetti, sono convinti che l’unica cosa che si deve applicare tutta per com’è scritta, e senza metterla in discussione, è, appunto, il vangelo.


elena on 23 Settembre, 2007 at 13:51 #

Scusa Meslier ma dissento…
Non che sia un’esperta, intendiamoci… ma mi pare che nel vangelo da qualche parte ci sia scritto anche “non fare agli altri…” (anche se io preferisco il contrario, cioè “fai agli altri quello che vorresti fosse fatto a te”, ma insomma…). Oltre alla parabola dei talenti. Magari è solo una mia interpretazione erronea… magari l’unica cosa del vangelo che conoscono è la parabola del figliol prodigo - ma anche lì, non era quello a cui il prodigo ritorna che indice i festeggiamenti? Mah… forse son troppo VECCHIA e CORIACEA per capire!!! :)


carlo on 25 Settembre, 2007 at 22:19 #

mi sembRA che sia quantomeno poco corretto giudicare una persona come Antonio Polito da una frase, ripetuta all’infinito e montata in modo tendenzioso. Andate a vedere poi l’intero filmato che qualcuno ha avuto la bontà di riportare e giudicate…
Riporto un articolo di Polito apparso oggi su “Il Foglio”.

Cinquantuno mail di insulti dei grillini non mi mettono al livello quantitativo di Scalfari (sessantadue dichiarate) né a quello qualitativo di Ferrara (ho ricevuto solo un “bastardo”, un “buffone”, e uno “speriamo che tu muori prestissimo”). Però mi obbligano a tornare sull’argomento per fatto personale e politico. Sul fatto politico i miei corrispondenti hanno torto marcio. Su quello personale hanno qualche ragione. Il fatto politico consiste in questo: l’offensiva dei grillini si sta trasferendo dai comportamenti illegittimi dei politici alle loro legittime opinioni. Una delle mail riconosce con rammarico che io non sono né indagato né condannato, ma ciò nonostante mi invita ad andare a fare in culo il più presto possibile per le cose che dico. Il mio reato, ciò che fa di me uno dei parlamentari da licenziare, è dunque un reato di opinione. In questo modo il movimento imbocca una strada che a me era apparsa chiara fin dall’inizio: non un soprassalto qualunquista, e dunque sostanzialmente di destra, di gente che ce l’ha con la politica; ma un attacco molto politico, e dunque squisitamente di sinistra, di gente che rinverdisce l’antico mito della rivoluzione tradita, e che apertamente si pente di aver votato per un centrosinistra così poco rivoluzionario e così poco moralista. Più che nei fasci littori del ’19, come paventa Scalfari, pare più probabile che questa roba finisca nel fascio di Caruso e di Cremaschi, magari già il 20 ottobre. Il fatto personale è invece il seguente: la gente che mi scrive ce l’ha con me perché ho sostenuto che la loro delusione deriva da un’illusione. Sono stati illusi, da cinque anni di opposizione, che bastasse liberarsi di Berlusconi per cambiare l’Italia; e sono stati illusi da un programma elettorale troppo vasto per essere realizzabile e troppo ambiguo per essere applicabile. E’ per aver detto questo che i grillini mi hanno messo su Youtube
e vogliono le mie dimissioni: se tu dici – argomentano implacabili – che il programma era un imbroglio, anche la tua elezione, avvenuta sulla base di quel programma, è un imbroglio. Potrei difendermi sostenendo che, in campagna elettorale e dopo, ho apertamente sostenuto che il “superamento della legge Biagi”, scritto nel programma, non poteva significare la cancellazione del lavoro flessibile, o che “l’eliminazione dell’inaccettabile scalone” non poteva significare l’abbassamento dell’età pensionabile. Come
infatti si è puntualmente dimostrato vero. Ma una tale autodifesa non eliminerebbe il problema politico, che c’è. La verità è che il centrosinistra ha fatto della pessima pedagogia del suo elettorato negli anni dell’opposizione e ora sta pagando un prezzo alla sua demagogia negli anni di governo. Un prezzo che inevitabilmente oscura anche tutto ciò che ha fatto, sia in termini di welfare che di pensioni, esattamente nel senso promesso dal programma. Giocare con le parole, prima o poi, ti si ritorce contro. Questa lezione mi viene confermata quotidianamente in Senato. In quell’aula, ormai, le parole di cui sono composte le mozioni parlamentari contano poco o nulla. Entrambi
gli schieramenti giocano solo ad avere un voto in più dell’altro, e se per farlo devono usare parole che non condividono non esitano. Il metodo è stato inventato da Calderoli, che regolarmente scrive ordini del giorno con le parole dei ribelli dell’Unione per averne il voto. Prima dell’estate il centrodestra ha così votato una mozione contro le missioni militari all’estero, l’esatto opposto di ciò che pensa. Il problema è che a questi giochetti si è adeguato anche il centrosinistra, anche grazie al cretinismo parlamentare
della votazione per parti separate, che consente di spezzettare un testo in mille capoversi e di votare à la carte. Per esempio:per fare il pieno della sua turbolenta maggioranza, e così cedendo ai ricatti dei ribelli, sulla Rai l’Unione ha votato un brandello del documento di Bordon che censurava il governo per il caso Fabiani; e il governo, pur di poter vantare un voto a favore, ha espresso parere favorevole su un testo che lo criticava. Chi, come me, si è rifiutato di approvare un tale pasticcio, ha sostenuto il governo o l’ha danneggiato? Non lo so più. Se le parole contano, l’ha sostenuto; se non contano, l’ha danneggiato. E’ anche questa perversione della politica, che ormai accetta ogni kamasutra logico pur di tenere insieme le coalizioni, a dare formidabili argomenti all’antipolitica, come i miei cinquantuno furenti critici dimostrano. Arrivati a questo punto, forse è meglio perdere un voto in Parlamento, o perfino perdere un’elezione, piuttosto che continuare a perdere la faccia.


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