Quanto pagano i cittadini campani per l’emergenza rifiuti in termini di salute? Quanto sono pericolosi i sacchetti in putrefazione lungo le strade delle città in cui viviamo? Quanto le oltre 2000 discariche abusive che contengono rifiuti tossici industriali? A queste domande si propone di rispondere Sebiorec (Studio Epidemiologico Biomonitoraggio Regione Campania), un’indagine di biomonitoraggio volta a misurare l’assorbimento di sostanze inquinanti (come diossina e metalli) nel sangue e nel latte di un campione di popolazione in 15 comuni campani. Lo studio, finanziato dalla Regione Campania e svolto in collaborazione tra Osservatorio Epidemiologico Regionale della Campania, Istituto Superiore di Sanità, Consiglio Nazionale delle Ricerche e Registro Tumori Regione Campania, si propone di verificare i rischi dell’esposizione della popolazione a contaminanti ambientali pericolosi cui i cittadini delle province di Napoli e Caserta sono vittime. Le aree di monitoraggio comprendono i territori controllati dalle Asl Napoli 1, 2, 3, 4 e dalla Asl Caserta 2, tra i comuni oggetto di studio ci sono Aversa, Acerra, Nola, Marcianise e Villa Literno. In questi territori sono stati rilevati alti livelli di diossine nel latte ovino e bovino, inoltre dai campionamenti del suolo, delle acque e degli animali allevati, così come dalle indagini epidemiologiche sullo stato di salute della popolazione, sono emersi problemi rilevanti di inquinamento ambientale, derivato soprattutto dalla gestione impropria dei rifiuti oltre all’aumento di rischi per la salute pubblica. Lo studio, partito all’inizio di questo mese, si propone l’obiettivo di conoscere con precisione la popolazione esposta al rischio di eventuali contaminazioni, specie in aree densamente popolate. In termini generali, le vie in cui gli inquinanti possono entrare in contatto col corpo umano, sono: attraverso il contatto cutaneo con materiali inquinanti; attraverso la respirazione di sostanze diffuse nell’aria e attraverso l’ingestione di cibi contaminati. Questa ultima modalità rappresenta la maggiore fonte di assunzione di sostanze organiche clorurate (ad esempio diossine). La ricerca prevede il prelievo di campioni di sangue e di latte (delle donne che hanno partorito per la prima volta) che saranno analizzati con l’obiettivo di determinare il livello di assorbimento e la quantità di numerose sostanze tossiche per l’organismo tra cui policlorodibenzodiossine ed alcuni metalli pesanti come cadmio, mercurio e piombo. I risultati della ricerca dovrebbero pervenire entro la fine del 2008.
Pubblicato su Fresco di Stampa